Le donne dal collo di giraffa

by Irina
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L’aspetto esotico delle donne Kayan, facenti parte dell’etnia dei Karen,  attira i turisti di tutto il mondo da molto tempo, ma cela una realtà scomoda di cui non sempre i turisti sono consapevoli. 

La loro storia

La lotta tra il governo birmano e l’etnia dei Karen dura da 70 anni, esattamente dal 1949, un anno dopo che il Myanmar, la Birmania per intenderci,  ottenne l’indipendenza dalla Gran Bretagna il 4 gennaio 1948.

I Karen chiesero tramite il loro rappresentante, il Karen National Union (KNU) di essere indipendenti e di autodeterminarsi ma la loro richiesta non fu accolta dal governo e diede origine ad una lunga lotta fra le due fazioni degenerata nel tempo in feroce repressione da parte del governo.
Nonostante nel 1976 la richiesta di indipendenza divenne desiderio di semplice autonomia i Karen continuarono ad essere discriminati e sottoposti a violenze in patria, per questo motivo negli anni 80 molti di loro si rifugiarono in campi lungo il confine o fuggirono nel nord della Thailandia chiedendo asilo politico. 
Il governo Thailandese ha concesso loro lo status di rifugiati di guerra ma non la cittadinanza e subodorando la possibilità di trasformarli in fonte di guadagno li ha relegati in villaggi da cui non possono uscire.

Abitazione Karen

I loro villaggi  vengono ormai da decenni utilizzati come attrazione turistica, prendendo spunto da un’usanza particolare e unica al mondo dei Kayan, quella di far indossare ad alcune donne della tribù anelli di ottone intorno al collo che le hanno fatte conoscere a livello mondiale come le donne dal collo di giraffa o addirittura le donne giraffa.

 

Bimba Karen

Gli anelli  

Gli anelli di ottone vengono indossati fin dall’infanzia, e vengono aggiunti ogni anno man mano che si adattano all’aumento di peso,  fino al compimento del 21esimo anno di età. Questo crea l’illusione di un collo lungo ma in realtà  è un effetto ottico dato dallo schiacciamento della clavicola con la seguente compressione della gabbia toracica.

A volte gli anelli  vengono indossati anche  nelle gambe, deformandole nel tempo e dando origine a sicuri  problemi circolatori.

Le donne Karen

Perché metterli ?

Le ragioni che vengono tirate in ballo sono le più svariate, io prendo per buona una tradizione estetica che intendeva rendere le donne belle e preziose in modo che potessero convolare a nozze con un buon partito della tribù. 

Giovane Donna Karen

Donna Karen

Come è la situazione attuale?

A momento la loro situazione è tristissima e segnata dall’ incertezza. Mentre la politica ufficiale del governo birmano e thailandese sembra incoraggiare il rimpatrio dei rifugiati verso la Birmania (dopo il cessate il fuoco avvenuto nel 2004), la realtà è ben diversa. I rifugiati hanno poche speranze di poter tornare in patria in sicurezza, senza continuare a subire violenza, inoltre molti dei loro villaggi di origine stati distrutti.

Non gli resta che accettare la meno peggio delle situazioni, l’essere sfruttati dal governo thailandese per fini turistici, non essendo residenti non hanno altre opportunità di lavoro.  Al momento le loro condizioni hanno subito un leggero miglioramento: hanno il  permesso di andare a scuola, di andare dal dottore negli ospedali locali,  ma non possono ancora abbandonare il loro villaggi e circolare liberamente. Avete mai visto una donna Karen in giro per Chiang Mai?

Che fare, visitiamo i loro villaggi?

È una questione personale, possiamo scegliere di farlo per verificare di persona il loro status, ma dobbiamo essere consapevoli che si tratta di una popolazione fuggita da una dura repressione e accettare che questo è nel bene o nel male il triste modo in cui si guadagna da vivere. Possiamo scegliere  di raccontare la loro storia o di portare  avanti la loro causa di  integrazione nel paese che li ha ospitati.    

È risaputo che la cifra pagata all’entrata del villaggio viene erogata solo in piccola parte agli abitanti del villaggio, che ricevono dal governo una sorta di indennità in cibo e articoli da bagno, mentre le donne che indossano gli anelli ricevono uno stipendio.

Detto questo la loro maggiore fonte di sostentamento è  la vendita di artigianato e vestiti nelle bancarelle del villaggio, quindi per aiutarli la cosa migliore è fare acquisti, cercare di  essere rispettoso nei loro confronti – magari chiedendo il permesso di poterle fotografare o scattando foto solo su loro invito – cercare di essere empatici, di relazionarsi con loro conversando in inglese o ancora meglio in thai, aiutandoti con il google translator.

Facciamo acquisti!

Mi chiedo se il boicottare la visita possa portare loro vantaggi o invece gli reca solamente svantaggi dal momento che il loro triste destino almeno per il momento sembra segnato. Parlarne è sicuramente  una buona via,  un’altra è supportare le associazioni internazionali che stanno lottando per la loro situazione, come ad esempio il   Karen Human Rights Group, sperando che possano arrivare ad ottenere qualcosa anche per le tribù del Nord della Thailandia.

Me lo auguro di cuore.

 

Donna Karen con Bimbo

Apo e una giovane Karen

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