Capodanno a Chiang Mai, la magia delle lanterne

by Irina
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È quasi notte quando siamo arrivati a Chiang Mai, provenienti da Sukhothai.  Sette ore di bus passate piacevolmente, a chiacchierare prima  e dormicchiare poi, fino a quando non siamo stati svegliati dai bagliori creati da tratti di foresta in fiamme. È stata una strana sensazione, le fiamme si protraevano lungo la strada per chilometri e chilometri e nessuno dei passeggeri, tutti thailandesi,  pareva notare la cosa. Ci continuavamo quindi a chiedere se stessero “solo” bruciando le sterpaglie oppure se fossero incendi veri e propri dal momento che alla nostra domanda hanno tutti risposto con un sorriso sereno: “I don’t know”. A quel punto ce ne siamo fatti una ragione anche noi.   

La stazione degli autobus era deserta e siamo saltati dentro all’unico tuk tuk che si trovava nei paraggi, posizionando i nostri 3 trolley sulle ginocchia e andando in direzione della città vecchia, dove avremmo trascorso la prima delle 15 notti dedicate a questa magica città.

Chiang mai si è subito rivelato essere uno di quei luoghi universali, in cui ci si sente immediatamente a proprio agio, quei luoghi che un giorno o l’altro potrebbero diventare “casa”.
Nei giorni trascorsi qui abbiamo percorso le viuzze e le piazze della città camminando con passo sicuro e le mani in tasca, cinguettando con aria felice. Ogni tanto ci guardavamo dicendo … “perché no?” Mettendo in conto un possibile trasferimento qui prima o poi. 

Chiang Mai è il cuore della Thailandia e trasmette energia positiva da tutti i viottoli, offrendoti al contempo un senso di tranquillità. È così diversa dall’energia elettrizzante che ti sovrasta nella caotica ed affascinante Bangkok. Due città agli antipodi, ognuna con la sua personalità, ognuna da apprezzare.

Non si può prescindere dal visitare Chiang Mai se si vuole capire la Thailandia fino in fondo, un po’ come Ubud a Bali, dove ci siamo trasferiti circa 6 anni fa, o Hoi An in Vietnam, Antigua in Guatemala, San Christobal de las Casas in Chiapas…ops… volevo dire Messico.

Insomma avete capito cosa intendo vero?

Il primo giorno abbiamo camminato percorrendo a piedi il centro storico racchiuso tra i fossati e le mura antiche dirigendoci verso il Wat Chiang Man con il suo Buddha dorato che chiede immediato rispetto ed il suo bel chedi circondato da 15 elefanti.

Dopo averlo visitato abbiamo chiacchierato con un driver decidendo di comperare il biglietto per lo spettacolo di Muay Thai, o Thai Box, che si sarebbe svolto la sera successiva al Boxing Stadium. Il driver ha voluto essere fotografato insieme alla targa della sua macchina nell’esatto momento in cui gli davamo la caparra per lo spettacolo, per dimostrarci che non si sarebbe volatilizzato un momento dopo. 

Paese che vai, usanza che trovi.  

Il santuario degli Elefanti  

Immediatamente dopo la trattativa siamo saliti sulla sua auto dirigendoci verso uno dei santuari degli elefanti, che tanto santuari non sono. Abbiamo dato loro da mangiare della canna da zucchero e deciso che non avremmo proseguito la visita dal momento che le condizioni in cui versavano non erano soddisfacenti.

Apo si smarca
Beppe e l'abbraccio con l'elefante
Irina fa finta di niente...
canna da zucchero

Gli elefanti per me sono quelli liberi, abitanti della savana africana dove bambina li osservavo dalla jeep e mi sembravano immensi, mentre correvano con le loro orecchie aperte per difendere il territorio.

Se vuoi comunque osservare da vicino gli elefanti consigliamo una visita all’ Elephant Nature Park  che si occupa del recupero degli animali, ma non ti propone di salirci sopra. Butta l’occhio al sito https://www.elephantnaturepark.org/

Il villaggio dei Karen

Abbiamo proseguito la mattinata verso il villaggio dei Karen, dove le donne Kayan, comunemente chiamate donne dal collo di giraffa per via degli anelli che portano al collo, vendono al mercato vestiti e souvenirs e si fanno fotografare nella speranza di vendere i propri oggetti.

Apo e una giovane Karen

 

Anziana donna Karen

Donna Karen dal collo di giraffa

Erano presenti anche due donne della tribù degli Akha, con il loro berretti formati da sonaglini.
Abbiamo comprato qualche souvenir e trascorso un po’ di tempo con loro intuendone la difficile situazione di rifugiate.

Donne Akha

Se volete approfondire la loro storia leggete il post dedicato alle  donne Kayan:  Le donne dal collo di giraffa

Gli Artigiani 

Subito dopo siamo andati a vedere gli artigiani, quelli che producono ombrelli e ventagli, quelli che scolpiscono il legno, quelli che creano gioielli fino ad addentrarci nel Thai Silk Village, dove simulano la lavorazione della seta, per spiegarne il processo di lavorazione.  
Finita la visita ci siamo immergersi nel negozio stracolmo di capi in seta dai colori sgargianti, per la gioia degli occhi.   

Un artigiano al lavoro

 

 

La filatura della seta

 

Thai Silk Village

Sunday Market

La sera ci siamo diretti al Sunday Market, da non confondere con il Night Market o Night Bazar. Il mercato domenicale è aperto dalle 5pm alle 10pm e si staglia fondamentalmente lungo Rachadamnoen Road.  Nonostante la pioggia che a tratti si è fatta sentire abbiamo girovagato nelle bancarelle e cenato in uno dei ristorantini della zona per poi rientrare stanchi e felici in hotel.

Sunday Market
Sundey Market
Sunday Market
Sunday Market
Sunday Market
Cena

Wat Phra That Doi Suthep

Il secondo giorno ci siamo diretti di primo mattino verso il famoso tempio di Doi Suthep, uno dei templi più sacri della Thailandia settentrionale, al fianco dell’omonima montagna.  Il tempio si trova a 15 km dalla città e deve assolutamente essere visitato, sia per la bellezza del sito che per il panorama e l’incanto dell’area circostante.
La montagna, insieme al vicino picco del Doi Pui, forma il Parco Nazionale Doi Suthep-Pui, famoso per la  sua natura spettacolare.

La costruzione di questo tempio così imponente iniziò nel 1386, durante il regno Lanna,  per contenere una reliquia sacra, un pezzo di osso della spalla del Buddha, che fu montato su un elefante bianco. La leggenda dice che l’elefante, dopo aver scalato la montagna di Doi Suthep si fermò vicino alla cima, emise ben 3 barriti e si sdraiò per lasciarsi morire.  In quel punto esatto fu fondato il tempio di Doi Suthep che conserva la reliquia dell’osso del Buddha.

Per visitarlo bene ci vogliono almeno paio d’ore, talmente ha da offrire, con il suo chedi laminato in oro, i suoi viharn e il gran numero di statue di Buddha.
Per raggiungerlo devi percorrere una grande scalinata con più di 300 gradini delimitati da due mancorrenti a forma di serepentoni dorati.

Sulla scalinata c’erano bimbi laotiani di etnia Hmong con i loro abiti tradizionali, che si facevano fotografare in cambio di denaro venendo incalzati da genitori nascosti ai lati della scalinata. Purtoppo abbiamo assistito ad una scena di pianto disperato di una bimba che accaldata e stanca voleva andarsene, ma il padre non glielo ha concesso. Questo spesso è il triste destino dei bimbi poveri che non hanno scelta e devono supportare economicamente le loro famiglie.    

Una volta raggiunta la cima siamo stati ripagati della fatica. Il complesso è straordinario e la devozione dei credenti thailandesi che lo affollavano durante le loro festività rendeva l’atmosfera decisamente autentica.

Doi Suthep

Doi Suthep

Doi Suthep

Doi Suthep

Doi Suthep

Rientrati in città abbiamo passato il pomeriggio a passeggio nei vari quartieri confermando il primo impatto positivo avuto con la città.

La Thai Box

La sera eccoci allo spettacolo di Muay Thai, seduti davanti al ring con una birra in mano. Gli incontri  hanno molti passaggi rituali iniziali, dopodiché i due contendenti si affrontano usando “tutti e  otto gli arti” con un uso combinato di pugni, gomitate, ginocchiate e calci. 

 

Il centro storico

Abbiamo dedicato il terzo giorno,  il 31 dicembre,  al centro storico con le sue attrazioni, cominiciando col visitare il City Arts and Culture Center, ovvero il museo di Chiang Mai, molto interessante per capire la storia della città e delle sue popolazioni. Il museo è composto da 3 edifici tra loro separati, ed è importante non perdere il biglietto perché viene richiesto in tutte e 3 le entrate.
All’uscita abbiamo fatto la foto di rito al monumento dei 3 re e soddisfatti siamo andati a goderci un bel massaggio thai. 

Dopo pranzo volevamo esplorare assolutamente gli alri due templi principali della città il Wat Phra Singh e il Wat Chedi Luang.

Il Wat Phra Singh è un tempio attivo dove vivono centinaia di monaci e novizi ed rimane uno dei migliori esempi di architettura classica in stile Lanna nel nord della Thailandia. Un particolare che non ho trovato altrove e che mi ha colpito molto sono state le statue dei monaci buddisthi, impressionanti per il loro realismo.

Wat Phra Singh

Wat Phra Singh

 

Il Monaco in meditazione

Il Monaco in meditazione

Il Wat Chedi Luang ha come caratteristica un massiccio chedi costruito dal re Saen Muang Ma per custodire le ceneri di suo padre. Pare che la costruzione sia durata un secolo, il tempo di fargli raggiungere un’altezza di 85 metri e una larghezza di 44 metri e di farlo diventare la più grande struttura di Chiang Mai. In effetti la struttura è impressionante e ricca di fascino soprattutto al calar del giorno.
Nel complesso si trovano  anche un Buddha seduto e un Buddha sdraiato.

Wat Chedi Luang

Wat Chedi Luang

Il Buddha Sdraiato di Wat Chedi Luang

 

Il Buddha Seduto di Wat Chedi Luang

Tra un tempio e l’altro abbiamo ripercorso le vie principali e ci siamo avventurati anche tra i vicoli, che nascondevano localini e negozi molto caratteristici. Prendersi il tempo di esplorare le viuzze, a piedi o in bici, è stato il valore aggiunto della nostra giornata.

La magia delle lanterne la notte di capodanno

La sera ho indossato la camicia rossa comprata al Thai Silk Village e i pantaloni acquistati nel villaggio delle donne Karen pronta per salutare l’anno nuovo.
Siamo andati a bighellonare nel Night Bazar assaporandone tutta la sua bella atmosfera. Il mercato è aperto tutti i giorni e si trova all’intersezione di Tha Pae Road e Chang Klan Road.
Dopo aver ascoltato  musica dal vivo suonata da giovani thailandesi nella piazza principale dei 3 Kings, siamo stati attirati da luci in lontananza che illuminavano il cielo.

Lanterne? Siiii, Lanterne!

 

Come se fossero stelle comete ci siamo diretti in quella direzione, verso il fiume e subito fuori dalle mura. Un’emozione straordinaria, migliaia di lanterne si libravano in cielo come libellule e migliaia di persone le trattenevano con eccitazione con le mani per poi lasciarle andare.

 

 

 

Il cielo accoglieva e tratteneva le lanterne mentre il fiume rifletteva la loro luce sempre più fioca mano a mano che si allontanavano.
Mezzanotte! Magica mezzanotte.

Grazie Chiang Mai! 

Se vuoi vivere tutta la magia di  Chiang Mai  contattaci per una consulenza e ti daremo il supporto necessario per organizzare il tuo viaggio in Thailandia includendola tra le tue tappe preferite! 

 

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