2026, l’Anno del Cavallo di Fuoco

by Irina

Qualche mese fa ho iniziato a riflettere sull’anno trascorso. Non sulle atrocità del mondo — quelle sono diventate un sottofondo costante — ma su ciò che l’anno mi aveva tolto e su ciò che mi aveva restituito. Su quanta energia gli avevo consegnato, quanto spazio mentale aveva occupato, e cosa, nonostante tutto, mi portavo dentro.

È stata una riflessione lenta, senza un punto di partenza preciso. Poi, quasi per caso, mi sono imbattuta in una newsletter di viaggi che ricevo saltuariamente. Parlava di astrologia cinese. Non ho mai creduto davvero nell’astrologia, anche se devo ammettere di riconoscere nell’Ariete ascendente Leone — il mio segno — così come nella Capra dell’oroscopo cinese, alcuni tratti che mi appartengono. Così ho continuato a leggere, più per curiosità che per convinzione.

Si parlava della chiusura dell’Anno del Serpente. Un anno di spogliazione di ciò che non ci appartiene più. Un tempo di introspezione profonda, trasformazioni silenziose, ritorno all’essenziale. Un invito a lasciare andare, con una certa dolcezza, vecchi schemi, narrazioni interiori e convinzioni che non ci servono più.
Più avanti, l’articolo raccontava che nel 2026 entreremo nell’Anno del Cavallo: un anno di coraggio, slancio, potenza e movimento in avanti.

In quel momento qualcosa ha trovato un ordine.
Il continuo rimettere tutto in discussione. Decisioni da prendere non per crescere di più, ma per essere più allineata con le  mie radici e le mie passioni profonde. Pensieri che avevo interpretato come passi indietro, ora mi apparivano per ciò che erano: riallineamenti. Correzioni di rotta di cui, forse, ho nuovamente bisogno.

Sono andata avanti nella lettura, non tanto per aderire a un sistema simbolico, quanto per dare un nome a una sensazione. È così che ho scoperto che non stavamo semplicemente lasciando l’Anno del Serpente, ma l’Anno del Serpente di Legno, destinato a essere seguito dall’Anno del Cavallo di Fuoco. Ogni combinazione di segno ed elemento ritorna solo una volta ogni sessant’anni. Il Cavallo di Fuoco è una delle energie più dinamiche del ciclo: movimento audace, accelerazione, coraggio creativo, una spinta potente verso l’esterno.

Sarà anche l’anno in cui compirò cinquantanove anni, affacciandomi alla soglia dei sessanta. Un dettaglio che rende tutto meno astratto. Quando il tempo assume una forma precisa, diventa inevitabile rivedere le priorità.

Eppure, prima di entrare in questa nuova fase con tutto lo slancio che sembra promettere, sento il bisogno di fermarmi e fare un respiro lungo, consapevole. Gli ultimi giorni del 2025 mi appaiono come uno spazio di verità: il momento giusto per guardare con onestà ciò che sono pronta a lasciare andare.

Come chiunque, porto con me convinzioni limitanti. Ragioni apparentemente sensate per non cambiare, per non deviare, per non “svoltare”. L’ho già fatto tante volte – quando lo ho ritenuto necessario -, ma ora l’età che avanza si fa portatrice di dubbi: e poi come si fa? È una domanda che conosco bene ma a cui dovrò darmi delle risposte.

L’Anno del Cavallo di Fuoco parla di movimento, di coraggio, di slancio. Ma non tutti i movimenti sono uguali. Dipendono da ciò che siamo disposti a lasciare indietro.

Così, come ogni anno, ho fatto una lista. Ma questa volta non di obiettivi o di progetti concreti, ma di spostamenti interiori. Un esercizio di sottrazione prima ancora che di conquista. Ho provato a dare un nome a ciò da cui desidero liberarmi e a ciò verso cui sento di voler andare.

Voglio lasciare andare la ripetitività, le routine prevedibili, quella sensazione sottile che la vita, a forza di essere familiare, finisca per appiattirsi, anche in questo posto incantevole chiamato Bali. Al loro posto, desidero ritrovare creatività e curiosità. Tornare all’essenza, all’immaginazione, allo studio e alla scrittura. A uno slancio che non nasce dalla velocità, ma dalla capacità di meravigliarsi dei piccoli gesti quotidiani.

Voglio lasciare andare l’esitazione, l’eccesso di analisi, il bisogno di giocare sul sicuro. E tornare ad abitare l’audacia, l’azione, l’avventura che mi ha sempre contraddistinto. Attraversare di nuovo paesaggi sconfinati, reali o interiori, orizzonti aperti, giornate che chiedono presenza ed entusiasmo.

E voglio lasciare andare la stanchezza che nasce dallo squilibrio, dall’andare avanti forzando quando il corpo chiede altro. Per entrare in una vitalità più consapevole, in un entusiasmo sostenibile.
Recuperare la capacità di procedere con chiarezza,  proteggendo l’energia, la salute, il desiderio.

Forse è questo, in fondo, il senso di questo passaggio: non accelerare, ma scegliere come muoversi e preparare il terreno perché quel che cerco possa accadere.

Ad majora semper
Buon anno.
Irina

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